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Cogne, arriva la barzelletta del sonnambulismo
LE DIAGNOSI-PERIZIE SULL'ARIA FRITTA

FATTO

 (ANSA) - TORINO, 10 NOV - Anna Maria Franzoni potrebbe avere compiuto il delitto del piccolo Samuele senza rendersene conto, in uno stato d'incoscienza. Parassonia o epilessia: è su queste ipotesi che ha lavorato il professor Roberto Mutani, il perito incaricato dalla Corte d'Assise d'Appello di Torino di compiere una nuova perizia neurologica sulla Franzoni. La perizia sarà depositata lunedì e se la tesi fosse accolta dai giudici, passerebbe la tesi del 'non in grado di intendere e volere'.

IL QUESITO DI MANUELA COLOMBO

Buongiorno Prof. Fortunato,
ho letto su vari quotidiani la notizia secondo la quale la Franzoni avrebbe commesso il delitto durante il sonno.. Ciò risulta dal tracciato anomalo dell'encefalogramma effettuato  a giugno per volere della difesa. I neurologi parlano di un presunto caso di parassonia. Ora i magistrati hanno richiesto una perizia neurologica che a breve verrò depositata.
Mi sembra tutto alquanto strano, non sono un medico, quindi non posso sapere se questo disturbo possa permanere anche a distanza di anni, tuttavia ogni giorno c'è uno "scoop" su cogne.
Alcuni giorni fa un neurologo del Fatebenefratelli ha dichiarato che Samuele sarebbe morto per cause naturali, in precedenza la Satragni, sempre rimasta nell'anonimato, dichiarava ad un settimanale che la Franzoni era sicuramente innocente... Per non parlare poi delle intercettazioni ambientali durante le quali il padre della franzoni parlava di un martelletto da sciogliere nell'acido e da far trovare ai carabinieri.
Ora mi chiedo: se questo disturbo del sonno e conseguente mancanza di coscienza, fossero esclusivamente un escamotage per non condannare la Franzoni? E' possibile, ma sopratutto credibile, che la famiglia non fosse al corrente di tale disturbo?
Grazie infinite se vorrà rispondermi come sempre.
Un caro saluto.
La sua affezionata lettrice
Manuela Colombo

P.S.: a quando l'aggiornamento del sito? Spero a presto.
 

LA RISPOSTA CRIMINOLOGICA CLINICA

Gentile lettrice,
si fa fatica a stare dietro alle diagnosi sull'aria fritta (una diagnosi seria deve soddisfare i criteri si sensibilità, unicità e specificità), che alcuni medici in queste settimane teorizzano imperversando sui media. Posto che una cosa è la diagnosi altra la perizia forense, credo che tale fenomeno sia generato da tre fattori:
-il primo, è il desiderio di apparire sui mass-media (o l'incapacità di sottrarsi alla spettacolarizzazione ed alla grancassa mediatica), mischiato alla falsa autoconvinzione, che chi parla dopo degli altri è più bravo. Se ci sono state perizie cui nessuno ci ha capito molto, perché non provarci?
-Il secondo, è intrinseco alla formazione culturale e curriculare del medico. Lo studente di medicina non studia la filosofia delle scienze, nonostante anche la medicina nasce dalla filosofia. Questo determina, evidentemente, il pregiudizio che siccome il medico applica la scienza (che gli altri hanno inventato e scoperto) lo si ritiene di per sé uno scienziato, è evidente che non è così.
Nelle diagnosi sull'aria fritta manca la riflessione sul senso, sull'episteme, sull'ontologia, sul logos, sull'essenza delle stesse cose che si dicono. Bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di restituire l'incartamento quando ci viene chiesto una perizia sull'aria fritta, perché nelle scienze, ciò di cui non si conosce occorre tacere.
-Il terzo, è che si studia sempre meno (soprattutto dopo la laurea) e si finisce col campare di rendita delle cose studiate ed apprese un tempo, mentre il mondo viaggia velocemente. In conclusione, affermare (guardando nella sfera del mago) che la Franzoni è incapace di intendere e volere o che ha ucciso (sic) perché "entra ed esce dalla malattia" o in uno stato d'incoscienza ecc., è dire delle stupidaggini con la pretesa di volerle far credere come cose intelligenti. Questo dimostra, che anche ai corsi di laurea in medicina bisognerebbe introdurre, come materia obbligatoria, la Metodologia Peritale.
Nel campo scientifico non è sufficiente conoscere le cause per affermare di conoscere qualcosa che da quelle cause ha avuto origine, ma occorre la competenza del ragionamento, posto che qualunque idea perde il senso o ne acquista un altro rispetto quello originale, se non segue dei principi e non descrive le strutture ed i caratteri fondamentali della realtà.
Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica)

P.S.: il sito sarà aggiornato dopo la condanna (?) della Franzoni, in Cassazione.
 

© Criminologia.it Pubblicato in rete il 12.11.2006