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supplemento telematico della rivista internet criminologia.it


Ha senso un comitato di difesa per Anna Maria Franzoni?

OLTRE L'APPARIRE, PER DARE UN SENSO AL SENSO

di Prof. Saverio Fortunato*
(*direttore criminologia.it; già cultore per l'insegnamento di Teoria e Tecniche delle comunicazioni di massa,
all'Università di Firenze; cultore per l'insegnamento di Criminologia, all'Università di L'Aquila)

Criminologia.it non ha mai rilasciato interviste ai mass media sul caso di Cogne perché come linea editoriale non alimenta la spettacolarizzazione della giustizia. Abbiamo pubblicato molti articoli  (sempre con la dovuta modestia) col proposito (mai con la pretesa) di dare qualche buon consiglio (criminologico) ai magistrati. Abbiamo criticato la Procura di Cogne ogni qual volta, per esempio, alimentava la patologia dell'aspetto mediatico del processo.  Siamo stati lieti nell'apprendere dalle pagine del settimanale L'Espresso, che il Gip, Dr. Gandini, si è collegato alla nostra rivista, trovando una certa utilità. Non essendo noi interessati al processo come fenomeno da baraccone, ma come un giusto processo, che renda giustizia alla vittima, ci permettiamo di dire la nostra sulla Difesa (extragiudiziaria?) di Anna Maria Franzoni, nell'intento di contribuire al giusto equilibrio del processo, sottraendolo  all'abbraccio cinico e distruttivo dei mass-media, nel rispetto sia per la vittima, anzitutto, sia per la Signora Anna Maria Franzoni, che  riteniamo innocente fino al terzo grado di giudizio. Fino ad allora, per noi è solo la madre di Samuele, con le sue disgrazie e sventure, ivi compresa l'imputazione.
 

Anna Maria Franzoni (madre del piccolo Samuele ed imputata per la sua uccisione) dopo l'arresto e la scarcerazione, il cambio di guardia tra l'avv. Grosso e il prof. Taormina, i numerosi avvocati nominati dalla famiglia per la Parte Civile (ma per una famiglia "unita" non bastava un unico avvocato?), le varie interviste nei vari salotti televisivi e via elencando,  ha anche una Difesa, che punta a difenderla (oltre che nel tribunale) anche sui/dai mass-media. Ha senso il senso di questo agire difensivo?

Il sito conosciannamaria oppure, chi conosce chi? 
E' stato creato un sito conosciannamaria.it (su cui la Signora Annamaria, opportunamente, non vi scrive nulla!) che non solo è sbagliato nella denominazione (in quanto, suggerisce di conoscere Annamaria a prescindere dal fatto che è la madre di Samuele), ma pubblica a ruota libera,  sotto l'avvertenza: "Quando col dito indichi la luna, l'idiota anziché guardare la luna guarda il dito!". Anche qui: ha senso il senso di questa frase (della rivoluzione cinese di Mao), nella Difesa (giuridica ed umanitaria) della madre di Samuele? oppure, lascia solo intendere, che chiunque l'abbia inserita sia convinto (bontà sua!) che la luna sia la sua "verità" e  l'idiota chi non gli crede? 

IL SITO: i fattori controproducenti 
Questo sito appare controproducente per la stessa Difesa della Franzoni, per le seguenti ragioni: 1) anzitutto, a livello sociale, non sta bene alimentare dissenso e sfiducia generalizzata verso la Magistratura in quanto tale; a livello pratico, poi, Anna Maria deve essere giudicata dalla magistratura non dai lettori del sito, o dai vari telespettatori televisivi! Non c'è forse il rischio di riuscire antipatica a tutti?
2) Non sta bene, altresì, pubblicare dettagli e particolari di un delitto (anche se si comprendono  i buoni propositi di chi, come in questo caso, lo fa): sia perché "istruisce" qualche testa bacata; sia perché, a ben vedere, se è vero quanto la Difesa viene affermando, ossia, che l'assassino è un altro, allora non si può fare a meno di mettere in conto, che quest' altro (se esiste) sicuramente leggerà costantemente quel sito, allora riceverà un beneficio, perché potrà godere del male che ha provocato alla madre (e alla famiglia) di Samuele. Ha senso consentire all'altro di essere "aggiornato" sugli effetti malefici della sua azione?
3) Non sta bene costituire un sito, ed addirittura un Comitato di cittadini, anche se su principi condivisibili (1).  L'idea poi di presentare la Signora Anna Maria come figura distaccata da quella di Samuele (non era forse meglio, a limite, denominare il sito conosciamosamuele.it e gestirlo, col supporto ideale della madre, in sua memoria?), insieme alla pretesa di doverla difendere dai/sui mass-media, appare una forzatura; ciò perché, sia lei sia il suo egregio avvocato Taormina hanno a disposizione qualunque salotto televisivo (da Costanzo a Vespa) per poter dire la propria.
Ha senso una Anna Maria (mediatica, fotogenica o cosa?) distaccata dal suo Samuele e da quell'orribile giorno e destino, che li accomuna nel passato e nel futuro? Non c'è forse il rischio di pubblicizzare un prodotto (un detersivo?) nello spettacolo della giustizia-spettacolo? E poi, a quando la realtà? Perché la madre di Samuele non è un detersivo; il figlio ucciso con ferocia (da una mente malata?) non è la controindicazione di un prodotto o un'invenzione della magistratura inquirente (che pure ha i suoi limiti ed errori, anche in questo processo spettacoloso): sono la realtà.
Allora che fare? beh, non sta a noi decidere il decidersi, ma se dipendesse da noi avremmo evitato sia di costituire il Comitato e sia il sito, almeno per come entrambi sono stati realizzati. Avremmo scelto non la frase di Mao (con tutto il rispetto), ma più adeguatamente quella del giudice, Gip Dott. Gandini:  "Io ho un altro tribunale a cui rispondere, è la mia coscienza!", che è saggia e valida per tutti.  In ogni caso, avremmo evitato una difesa affollata, ed i riflettori mediatici, perché siamo convinti che nel processo penale non basta avere ragione, ma occorre ottenerla e non è detto che in tanti si riesca meglio.
Avremmo evitato accuratamente di fidarci
del fascino seducente dei mass-media, perché è come fidarsi di Giuda:  per loro natura (patologica ed a sua volta fonte di patologie) la "notizia" è data se è l'uomo a mordere il cane e non viceversa! Avremmo fatto ciò, anche perché la letteratura sui serial killer, informa di tanti assassini spietati, che nel loro sdoppiamento di personalità attraggono centinaia di fans. Questi fans, sotto i riflettori mediatici, arrivano ad innamorarsi del serial killer,  costituiscono club e "Catene di Sant'Antonio", gridando l'innocenza (o imprecando la grazia) del killer beniamino. Questo pubblico, "semi-ipnotizzato" dagli effetti dei mass-media, è disposto ad amare il killer anche se è colpevole, e partecipa al "sogno ad occhi aperti" di una giustizia-giusta (solo che è giusta nel senso soggettivo, ossia per come loro la reputano, ma non per come dovrebbe esserlo in senso oggettivo). Morale della favola, il "sogno ad occhi aperti" (come lo chiamava Freud in psicoanalisi) dei fans,  finisce, 9 volte su 10, in questo modo: il maniaco assassino va dritto sulla sedia elettrica; i club nazionali ed a volte internazionali dei fans, seguiteranno a vegliarlo o ricordarlo per un po', finché il teatro mediatico della giustizia-spettacolo non offrirà loro un nuovo killer dal volto più "angelico";  mentre, i giornali ed i registi, su tutto, avranno sempre il loro da farsi... nel fare cassetta. Qual è il senso di tutto questo? Che centra, con queste logiche "difensive", la Signora Anna Maria, madre di un bambino assassinato senza pietà che, oltre a ciò, ha subito anche il carcere e si è dovuta sottoporre ad una perizia psichiatrica (anche se eseguita dai periti del Gip, che sono tra i più bravi d'Italia)? Qual è il senso di cercare di difendere la sua immagine sui e dai mass-media, quando la sua migliore difesa (ad oggi, almeno sul piano logico-giuridico) è proprio quella perizia? Beh, se dipendesse da noi eviteremmo una Difesa (in forma di Comitato e Sito, intendiamo dire) fuori dall'aula del Tribunale, perché rischieremmo di assomigliare a quello studente innamorato, che viene gonfiato da un altro pretendente, poi si rivolge alla fidanzata e le dice: ho preso un sacco di botte, ma gliene ho dette tante! Insomma, i magistrati si rispettano, sempre, anche quelli che sbagliano.
A buon intenditor...

Pubblicato in rete 1/12/02 Tutti i diritti riservati © Criminologia.it