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Criminologia.it non ha mai rilasciato interviste ai mass media
sul caso di Cogne perché come linea editoriale non alimenta la
spettacolarizzazione della giustizia. Abbiamo pubblicato molti
articoli (sempre con la dovuta modestia) col proposito (mai con la
pretesa) di dare qualche buon consiglio (criminologico) ai magistrati.
Abbiamo criticato la Procura di Cogne ogni qual volta, per esempio,
alimentava la patologia dell'aspetto mediatico del processo. Siamo
stati lieti nell'apprendere dalle pagine del settimanale L'Espresso, che
il Gip, Dr. Gandini, si è collegato alla nostra rivista, trovando una
certa utilità. Non essendo noi interessati al processo come fenomeno da
baraccone, ma come un giusto processo, che renda giustizia alla vittima,
ci permettiamo di dire la nostra sulla Difesa (extragiudiziaria?) di Anna Maria
Franzoni,
nell'intento di contribuire al giusto equilibrio del processo,
sottraendolo all'abbraccio
cinico e distruttivo dei mass-media, nel rispetto sia per la vittima,
anzitutto, sia per la Signora Anna Maria Franzoni, che riteniamo
innocente fino al terzo grado di giudizio. Fino ad allora, per noi è solo
la madre di Samuele, con le sue disgrazie e sventure, ivi compresa
l'imputazione.
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Anna Maria Franzoni (madre del piccolo Samuele ed imputata
per la sua uccisione) dopo l'arresto e la scarcerazione, il cambio di
guardia tra l'avv. Grosso e il prof. Taormina, i numerosi avvocati
nominati dalla famiglia per la Parte Civile (ma per una famiglia
"unita" non bastava un unico avvocato?), le varie interviste nei vari salotti televisivi e via elencando, ha
anche una Difesa, che punta a
difenderla (oltre che nel tribunale) anche sui/dai mass-media. Ha senso il senso di
questo agire difensivo?
Il sito conosciannamaria oppure, chi conosce
chi?
E' stato creato un sito conosciannamaria.it (su cui la
Signora Annamaria,
opportunamente, non vi scrive nulla!) che non solo è sbagliato nella
denominazione (in quanto, suggerisce di conoscere Annamaria a prescindere
dal fatto che è la madre di Samuele), ma pubblica a ruota libera,
sotto l'avvertenza: "Quando col dito indichi la luna, l'idiota
anziché guardare la luna guarda il dito!". Anche qui: ha senso il
senso di questa frase (della rivoluzione cinese di Mao), nella Difesa (giuridica
ed umanitaria) della madre di
Samuele? oppure, lascia solo intendere, che chiunque l'abbia inserita sia
convinto (bontà sua!) che la luna sia la sua "verità" e
l'idiota chi non gli crede?
IL SITO: i fattori controproducenti
Questo sito
appare controproducente per la stessa Difesa della Franzoni, per le
seguenti ragioni: 1) anzitutto, a livello sociale, non sta bene alimentare dissenso e sfiducia generalizzata verso la
Magistratura in quanto tale; a livello pratico, poi, Anna Maria deve
essere giudicata dalla magistratura non dai lettori del sito, o dai vari
telespettatori televisivi! Non
c'è forse il rischio di riuscire antipatica a tutti?
2) Non sta bene, altresì, pubblicare dettagli e particolari
di un delitto (anche se si comprendono i buoni propositi di chi,
come in questo caso, lo fa): sia perché "istruisce" qualche
testa bacata; sia perché, a ben vedere, se è vero quanto la Difesa viene
affermando, ossia, che l'assassino è un altro, allora non si può
fare a meno di mettere in conto, che quest' altro (se esiste) sicuramente leggerà costantemente quel sito, allora riceverà un beneficio, perché potrà godere del male che ha provocato alla madre (e alla famiglia) di Samuele. Ha senso consentire all'altro di essere "aggiornato" sugli effetti malefici
della sua azione?
3) Non sta bene costituire un sito, ed addirittura un Comitato di
cittadini, anche se su principi condivisibili (1). L'idea poi di presentare la
Signora Anna Maria
come figura distaccata da quella di Samuele (non era forse meglio, a
limite, denominare il sito conosciamosamuele.it e gestirlo, col supporto
ideale della madre, in sua memoria?), insieme alla pretesa di
doverla difendere dai/sui mass-media,
appare una forzatura; ciò perché, sia lei sia il suo egregio avvocato Taormina hanno a disposizione qualunque
salotto televisivo (da Costanzo a Vespa) per poter dire la propria.
Ha senso una Anna Maria (mediatica,
fotogenica o cosa?) distaccata dal suo Samuele e da quell'orribile giorno
e destino, che li accomuna nel passato e nel futuro? Non c'è forse il
rischio di pubblicizzare un prodotto (un detersivo?) nello spettacolo
della giustizia-spettacolo? E poi, a quando la realtà? Perché la madre di Samuele non è un detersivo; il figlio ucciso con ferocia
(da una mente malata?) non è la controindicazione di un
prodotto o un'invenzione della magistratura inquirente (che pure ha i suoi
limiti ed errori, anche in questo processo spettacoloso): sono la realtà.
Allora che fare? beh, non sta a noi decidere il decidersi, ma se
dipendesse da noi avremmo evitato sia di costituire il Comitato e sia il sito,
almeno per come entrambi sono stati realizzati. Avremmo scelto non la frase di Mao (con tutto il
rispetto), ma più adeguatamente quella del giudice, Gip Dott. Gandini: "Io ho un altro
tribunale a cui rispondere, è la mia coscienza!", che è saggia e
valida per tutti. In ogni caso, avremmo evitato una difesa
affollata, ed i riflettori mediatici, perché siamo convinti che nel
processo penale non basta avere ragione, ma occorre ottenerla e non è
detto che in tanti si riesca meglio.
Avremmo evitato accuratamente di fidarci
del fascino seducente dei mass-media, perché è come fidarsi di
Giuda: per loro natura (patologica ed a sua volta fonte di patologie) la "notizia" è data se è l'uomo a mordere il cane e
non viceversa! Avremmo fatto ciò, anche perché la letteratura sui serial killer,
informa di
tanti assassini spietati, che nel loro sdoppiamento di personalità
attraggono centinaia di fans. Questi fans, sotto i riflettori mediatici,
arrivano ad innamorarsi del serial killer, costituiscono club e "Catene di Sant'Antonio",
gridando l'innocenza (o imprecando la grazia) del killer beniamino. Questo
pubblico, "semi-ipnotizzato" dagli effetti dei mass-media, è disposto ad
amare il killer anche se è colpevole, e partecipa al "sogno ad occhi aperti" di una
giustizia-giusta (solo che è giusta nel senso soggettivo, ossia per come
loro la reputano, ma non per come dovrebbe esserlo in senso oggettivo). Morale
della favola, il "sogno ad occhi aperti" (come lo chiamava Freud
in psicoanalisi) dei fans, finisce, 9 volte su
10, in questo modo: il maniaco assassino va dritto sulla sedia elettrica;
i club nazionali ed a volte internazionali dei fans, seguiteranno a vegliarlo o ricordarlo per un po', finché il teatro mediatico della giustizia-spettacolo non offrirà loro un nuovo killer dal volto più "angelico"; mentre, i giornali ed i registi, su tutto, avranno sempre il loro da farsi... nel fare
cassetta. Qual è il senso di tutto questo? Che centra, con queste logiche "difensive",
la Signora Anna Maria, madre di un bambino
assassinato senza pietà che, oltre a ciò, ha subito anche il carcere e si è
dovuta sottoporre ad una perizia psichiatrica (anche se eseguita dai periti del Gip, che
sono tra i più bravi d'Italia)? Qual è il senso di cercare di difendere la
sua immagine
sui e dai mass-media, quando la sua migliore difesa (ad oggi, almeno sul piano
logico-giuridico) è proprio quella
perizia? Beh, se dipendesse da noi eviteremmo una Difesa (in forma di Comitato e
Sito, intendiamo dire) fuori dall'aula del Tribunale, perché
rischieremmo di assomigliare a quello studente innamorato, che
viene gonfiato da un altro pretendente, poi si rivolge alla fidanzata e le
dice: ho preso un sacco di botte, ma gliene ho dette tante! Insomma, i magistrati si rispettano, sempre, anche quelli che sbagliano.
A buon intenditor... |