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Delitto
di Cogne. Cambio
di guardia nella Difesa, via Grosso arriva Taormina.
E' svolta: da
processo tecnico
a processo politico?
Allora alle Procure
la scelta: o si muniscono degli spin-doctors, per difendersi
dall'obiettivo politico-telecratico di delegittimazione;
oppure, a testa
bassa, si processerà e si condannerà
la Franzoni |
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Più
il processo col ruolo dei mass-media si fa spettacoloso e più aumenta
la sua inarrestabile patologia.
Nel processo-spettacolo vittima e giudice perdono
entrambi, perché in Tv solo ciò che è buono appare e ciò che non
appare non lo è. In Tv vince l'apparire sull'essere, la copia che si
sostituisce all'originale, la finzione alla realtà, la recitazione e
l'improvvisazione alla verità.
Un avvocato del calibro del prof. Grosso, che vive studiando le carte
(anziché incipriarsi il naso per rimbalzare da un salotto televisivo
all'altro, più che da un'udienza all'altra) fa parte -purtroppo!- dei ..."dinosauri"
in estinzione.
Nel Terzo Millennio, ormai in piena era della finta democrazia
elettronica e della telecrazia, servono avvocati (ma anche Pm) -attori. Il futuro è nell'interpretazione di se stessi: da
profilo a personaggio; dall'ignoto al noto, dal nulla allo scoop, dall'essere
all'apparire.
La Procura di Aosta dovrebbe adeguarsi al Terzo Millennio telecratico,
nominando nel proprio organico un esperto in comunicazioni di
massa (spin-doctor, li chiamano nella campagna d'opinione
presidenziale negli USA) nominandolo portavoce, altrimenti, gli
inquirenti, con le loro "verità", saranno travolti dal potere mediatico:
che ha le sue regole ferree, efficaci quanto e più di quelle del codice
penale.
Le leggi sugli effetti dei mass-media sono pericolose perché entrano
nelle case di milioni di persone senza "avviso di garanzia": in buona
sostanza, svolgono opera di persuasione, senza che nessuno le abbia
invitati e comunicano in forma priva del diritto al contraddittorio (come invece richiede la procedura
penale).
Con l'affollamento del numero dei difensori aumentano anche gli aspetti
patologici del processo. Ognuno vorrà dire la sua e tutti avranno una
telecamera a disposizione, pronta per riprendere ogni loro starnuto
processuale.
Nella giustizia-spettacolo, allora, vince la "verità" telecratica:
la bellezza alla bruttezza, la recitazione e finzione alla realtà, la
retorica al linguaggio sincero, l'eristica alla dialettica corretta.
Tutto ciò avrà due soli bersagli e vittime della giustizia-spettacolo:
il giudice naturale e, soprattutto, la vittima che sarà uccisa due
volte, grazie agli effetti patologici e, fonte di patologie, della spettacolarizzazione
della giustizia. Con l'assalto dei mass-media, paragonabile alle
postazioni tipiche del festival del cinema, questo processo smette
di essere penale e giudiziario per diventare qualcosa di più o di
estraneo a ciò (pur portando con sé tutte le conseguenze previste dai
codici, penale e di procedura penale): un fenomeno da baraccone, cui alla
fine tutti avranno da ridire, tranne, ovviamente, il piccolo Samuele.
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