criminologiaclinica.it
supplemento telematico della rivista internet criminologia.it


Delitto di Cogne. Cambio di guardia nella Difesa, via Grosso arriva Taormina.
E' svolta: da processo tecnico
a processo politico?

Allora alle Procure la scelta: o si muniscono degli spin-doctors, per difendersi dall'obiettivo politico-telecratico di delegittimazione;
oppure, a testa bassa, si processerà e si condannerà la Franzoni

di Saverio Fortunato*
(*specialista in criminologia clinica)

L'avv.Grosso, rispetto la decisione di Anna Maria Franzoni di nominare anche l'avv. Taormina come suo difensore, ha dichiarato: "Il sottoscritto  ha fatto presente che un grottesco affollamento di avvocati di persone offese difficilmente coordinabili tra loro avrebbe rischiato di recare danno anziché vantaggio alla difesa di Annamaria".

Più il processo col ruolo dei mass-media si fa spettacoloso e più aumenta la sua inarrestabile patologia.
Nel processo-spettacolo vittima e giudice perdono entrambi, perché in Tv solo ciò che è buono appare e ciò che non appare non lo è. In Tv vince l'apparire sull'essere, la copia che si sostituisce all'originale, la finzione alla realtà, la recitazione e l'improvvisazione alla verità. 
Un avvocato del calibro del prof. Grosso, che vive studiando le carte (anziché incipriarsi il naso per rimbalzare da un salotto televisivo all'altro, più che da un'udienza all'altra) fa parte -purtroppo!-  dei ..."dinosauri" in estinzione. 
Nel Terzo Millennio, ormai in piena era della finta democrazia elettronica e della telecrazia, servono avvocati (ma anche Pm) -attori. Il futuro è nell'interpretazione di se stessi: da profilo a personaggio; dall'ignoto al noto, dal nulla allo scoop, dall'essere all'apparire.
La Procura di Aosta dovrebbe adeguarsi al Terzo Millennio telecratico, nominando nel proprio organico  un esperto in comunicazioni di massa (spin-doctor, li chiamano nella campagna d'opinione presidenziale negli USA) nominandolo portavoce, altrimenti, gli inquirenti, con le loro "verità", saranno travolti dal potere mediatico: che ha le sue regole ferree, efficaci quanto e più di quelle del codice penale. 
Le leggi sugli effetti dei mass-media sono pericolose perché entrano nelle case di milioni di persone senza "avviso di garanzia": in buona sostanza, svolgono opera di persuasione, senza che nessuno le abbia invitati e comunicano in forma priva del diritto al contraddittorio (come invece richiede la procedura penale).
Con l'affollamento del numero dei difensori aumentano anche gli aspetti patologici del processo. Ognuno vorrà dire la sua e tutti avranno una telecamera a disposizione, pronta per riprendere ogni loro starnuto processuale.
Nella giustizia-spettacolo, allora, vince la "verità" telecratica: la bellezza alla bruttezza, la recitazione e finzione alla realtà, la retorica al linguaggio sincero, l'eristica alla dialettica corretta. Tutto ciò avrà due soli bersagli e vittime della giustizia-spettacolo: il giudice naturale e, soprattutto, la vittima che sarà uccisa due volte, grazie agli effetti patologici e, fonte di patologie, della spettacolarizzazione della giustizia. Con l'assalto dei mass-media, paragonabile alle postazioni tipiche del festival del cinema,  questo processo smette di essere penale e giudiziario per diventare qualcosa di più o di estraneo a ciò (pur portando con sé tutte le conseguenze previste dai codici, penale e di procedura penale): un fenomeno da baraccone, cui alla fine tutti avranno da ridire, tranne, ovviamente, il piccolo Samuele.

©- Criminologia.it 25.6.2002