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supplemento telematico della rivista internet Criminologia.it


La richiesta di grazia per Annamaria Franzoni è deviante

La fine fisioillogica di un processo-spettacolo
di Prof. Saverio Fortunato
 (Specialista in Criminologia Clinica)

Lo apprendiamo dall'Ansa: «Diventa definitiva la condanna a 16 anni di carcere inflitta ad Anna Maria Franzoni per l'omicidio del figlio Samuele di tre anni, avvenuto il 30 gennaio 2002 nella loro casa di Cogne. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza emessa nell' aprile dello scorso anno dalla corte di assise di appello di Torino.
Per Anna Maria Franzoni si aprono ora le porte del carcere. La decisione della prima sezione penale della Cassazione è stata emessa dopo circa tre ore e mezza di camera di consiglio. Sono state dichiarate manifestamente infondate anche le due questioni di legittimità costituzionale avanzate dalla difesa. Il consigliere relatore Emilio Gironi ha 30 giorni di tempo per depositare le motivazioni del verdetto di Piazza Cavour.
La procura generale di Torino ha firmato l'ordine di esecuzione della condanna per Anna Maria Franzoni.
Dovrebbe essere notificato a breve l'ordine di esecuzione della condanna firmato dalla Procura generale di Torino nei confronti di Annamaria Franzoni. Lo si è appreso da fonti investigative. La donna si troverebbe nella sua abitazione di Ripoli, sull'Appennino bolognese. E' possibile che la Franzoni venga condotta nella sezione femminile del carcere bolognese della Dozza».

        

La folla fuori del tribunale in attesa di assistere al processo (Olympia)


Finisce così l'odissea fisioillogica di un processo-spettacolo che, per quanto ci riguarda, come criminologiaclinica.it, non c'è nulla da aggiungere su questa storia rispetto a quanto via via in questi anni abbiamo sempre affermato. In particolare, vale quanto abbiamo scritto in data 18.11.2005 (data in cui abbiamo smesso di occuparci del caso) come risposta alla domanda della signora Colombo (clicca qua).
Adesso però, con l'arresto della Franzoni, è molto probabile che la stessa sia costretta dall'ambiente sociale ad accettare lo stigma della colpevolezza e comportarsi di conseguenza; per cui, chi la ritiene colpevole vedrà in ciò una conferma, chi la ritiene innocente, invece, affermerà l'opposto (o per l'irriducibilità del pensiero o con meno convinzione).
Il problema centrale è che il processo penale si gioca soprattutto in primo grado, se poi nel secondo grado di giudizio, anziché correggere gli errori li aggravi e perseveri, allora diventa una fisioillogica conseguenza che trave regga trave. Forse non esiste in Italia che per un'accusa di omicidio una madre sia stata condannata al massimo della pena (30 anni in primo grado, con il rito abbreviato, è il massimo della pena). Solo la "difesa" della Franzoni è riuscita in questa impresa!
La Franzoni ha fatto di tutto e di più per sfuggire al processo, quando doveva accettarlo e limitarsi (lo diciamo senza falsa modestia) a seguire i buoni consigli che poteva trovare a costo zero proprio su criminologiaclinica.it. In questo modo, non avrebbe mandato via l'avvocato Grosso, non avrebbe querelato mezza Cogne e mezzo mondo giudiziario, non si sarebbe esposta sui mass media, non avrebbe aderito alla spettacolarizzazione (sito, comitato, pubblicazione di libri, talk show e compagnia cantando) e, soprattutto, non si sarebbe difesa dal processo (ma nel processo).
Fatti i danni in primo grado e perseverando nell'errore in secondo grado, in Cassazione non basta più chiedere scusa sugli errori "difensivi" commessi e richiamare Grosso come "rimedio". A questo punto, solo Padre Pio avrebbe potuto fare qualcosa!
Ora cala il sipario processuale, ma temiamo che inizierà la campagna mediatica post-sentenza, dalla serie "finché c'è Vespa c'è speranza"!

Tra qualche anno ce la troveremo nei salotti Tv a spiegare la sociologia del processo e della famiglia. In attesa di ciò,  sarà meglio sorvegliarla a vista, perché nell'ipotesi che fosse innocente si troverebbe a vivere tra sé e sé questo dramma: le hanno ucciso il figlio, l'hanno arrestata poi condannata e, infine, arrestata; ha ancora due figli, ai quali come potrà spiegare tutto questo? Naturalmente, avrà tutto il tempo per meditare sugli errori commessi, fino alla difesa Taormina. La famiglia le sarà vicino, insieme ai mass media. Due domande: a quando il film? E, il povero Samuele, chissà cosa ne pensa?


Il piccolo Samuele Lorenzi


Disorienta sul senso della giustizia e istiga a commettere il delitto
La richiesta di grazia per Annamaria Franzoni è deviante

Il parlamentare del Pdl ed ex direttore del Quotidiano Nazionale e de Il Resto del Carlino, Giancarlo Mazzuca, ha incontrato oggi nel carcere bolognese della Dozza Anna Maria Franzoni, condannata definitivamente a 16 anni per l'omicidio del figlio Samuele. ''Ci stiamo pensando'': così si è limitata a rispondere, sull'ipotesi di chiedere la grazia. La richiesta è stata anche avanzata da Rifondazione e sarà raccolta da chi probabilmente cerca visibilità mediatica, posto che sul circo mediatico di Cogne c'è la gara a chi la spara più grossa.
Tuttavia la richiesta di grazia è deviante: 1) perché disorienta sul senso della giustizia (sia perché crolla la certezza della pena sia perché se prima si fa il tifo per la condanna e il giorno dopo si fa il tifo per la grazia, allora siamo al sensazionalismo diffuso, si ragiona per stati d'animo, non per intelligenza e problemi, processo e condanna inclusi); 2) perché incoraggia soggetti psicologicamente predisposti a ripetere il reato (uccidere un bimbo, a conti fatti, significa rimanere immuni dalla galera!).
Detto ciò, la richiesta di grazia, ammesso che sia dettata da animo sincero e non per vanagloria, tuttavia, conferma quanto ha sostenuto criminologiaclinica.it: si è preferito condannare un colpevole col dubbio che fosse innocente; mentre il diritto umanitario vorrebbe che si condannasse solo se la colpevolezza fosse dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Qui i dubbi erano tanti, questo è il dramma nel dramma, altrimenti a nessuno verrebbe in mente la richiesta cervellotica di chiedere la grazia.

© Criminologia.it, pubblicato in rete il 21/5/2008 e il 24.5.2008 - Foto: internet