criminologiaclinica.it
supplemento telematico della rivista internet criminologia.it


Amica della Franzoni scrive a criminologia.it  ponendo(si) mille perché su questo atroce delitto.
Coerentemente alla nostra linea editoriale, pubblichiamo solo la parte della lettera pervenuta e della risposta inviata, che ci sembra socialmente interessante, omettendo il resto. La lettrice scrive da amica della Franzoni, ma anche col cuore di una madre, preoccupata di capire con la ragione e, se possibile, sul piano scientifico, pur avendo già assolto l'amica col cuore ed essersi schierata al suo fianco in questo durissimo processo post-delitto.
Criminologia.it ringrazia la lettrice e spera, con la risposta data, di non mortificare le attese di nessuno, posto che intendiamo rispettare le persone vive e care legate alla vittima, ma anzitutto la vittima e la Giustizia, sottraendoci quindi alla spettacolarizzazione della stessa. 

Gentile Direttore,
Ho alcune domande da porvi, alle quali spero vogliate rispondere attraverso il mio indirizzo di posta elettronica. Può una persona, sana di mente, uccidere il figlio e non crollare mai? Se premeditato il delitto, perché una lucida assassina lascierebbe pigiama e zoccoli macchiati in giro? La premeditazione solitamente prende in considerazione innanzitutto il "dopo", no? Una persona considerata sana di mente, come si evince dalla perizia psichiatrica, può essere colta da raptus e ammazzare IN QUELLA MANIERA il proprio figlio? Quali potrebbero essere gli eventuali moventi che potrebbe aver avuto Annamaria Franzoni, sana di mente, per uccidere in quella maniera il figlio? Possono essersi sbagliati i medici, che hanno compiuto la perizia psichiatrica alla Franzoni? Poteva essere affetta da qualche patologia nel momento del delitto che non è emersa DOPO in sede di perizia perché abilmente istruita? Può essere Annamaria un'abile attrice?
(...) Può una persona sana di mente compiere un atto amorevole e contemporaneamente compierne uno brutale? Sono molto perplessa, sono un'amica (...) di Annamaria, (...) Da come la conosco (...) mi sembra alieno quello che sta succedendo, ma ... vorrei qualche parere autorevole in risposta alle mie domande (...).
Grazie dell'attenzione.
risponde il nostro direttore

Gentile Signora,
rispondiamo solo in parte alla Sua mail, non per mortificare la Sua fiducia nell'averci scritto, ma solo perché è un' amica della Signora Franzoni e, quindi, ci rendiamo conto, che ciò che l'avrà spinta a farlo, è un desiderio sia di comprendere sul piano scientifico, sia di superare il tormento psicologico, per i molti dubbi che una persona della strada si pone (giustamente ed umanamente) su questo atroce delitto.
Come rivista di teoria e scienze criminali, in generale, non amiamo rispondere a nessuno (che non siano giudici o diretti interessati) sui particolari e dettagli dei delitti; ci limitiamo a pubblicare solo quello che riteniamo possa essere socialmente utile: come abbiamo fatto nel nostro supplemento www.criminologiaclinica.it , che La invitiamo a visitare, perché vi troverà alcune risposte alle numerose domande inviateci.
(...) Ciò perché, contribuire al "sentito dire", al chiacchiericcio sociale della cultura italiota, del dire tutto per dire niente,... è un mestiere che non ci appartiene. Per noi Samuele merita un processo equo, che renda onore alla sua memoria; non un processo-spettacolo di una giustizia-spettacolo, che trasforma il tutto in un fenomeno da baraccone, dove, sulle disgrazie altrui, i giornali fanno cassetta e qualcuno costruisce la propria carriera! Noi rispettiamo la magistratura, ma perché la vittima ottenga giustizia è necessario che i giudici siano lasciati sereni al proprio lavoro, senza spettacolarizzazione.
Gradisca Gentile Signora,  i più cordiali saluti, insieme agli auguri, che -se crede- può estendere anche alla sua amica e relativa famiglia. Crediamo ne abbiate tutti bisogno: sia per ciò che avete passato e sia per quello che dovrete passare. Vi attende un processo che da giudiziario sembra sempre di più divenire un fenomeno spettacoloso e, quindi, da baraccone, per effetto della grancassa dei mass-media, a cui ormai -purtroppo!- pochi professionisti sembrano riuscire a sottrarsi.
Prof. Saverio Fortunato
(Il direttore)

Pubblicato in rete il 30.11.02